lunedì 8 ottobre 2007

Coraggio e Immaginazione ( IX )

tratto da Note al Culto cristiano P.Ricca 1996


(c) La terza condizione indispensabile è che la chiesa disponga di un
innario che le consenta di cantare la fede che essa vive e confessa oggi con
le parole di oggi e non solo con quelle di ieri e di avant'ieri. E' chiaro che
cantiamo volentieri tutti gli inni di tutti i tempi, nella misura in cui essi,
secondo le diverse culture e i diversi linguaggi, inneggiano a Dio Padre,
Figlio e Spirito Santo. Ma la chiesa ha il diritto, oltre che il dovere, di
adoperare il linguaggio della sua generazione non solo quando predica e
prega ma anche quando canta e prega in musica. L'innario attuale ha
bisogno, come si sa, di un vigoroso intervento innovatore.
(d) Ma la condizione davvero indispensabile, quella senza la quale le altre
tre, anche se soddisfatte, verrebbero vanificate, è che coloro che partecipano
al culto cambino mentalità diventandone attori anzichè semplici spettatori
(più o meno attivi e consapevoli). Occorre cioè che la chiesa, quando si
lascia convocare da Dio e si riunisce come assemblea cultuale, si liberi dai
suoi timori e dalle sue inibizioni, acquisti la libertà interiore ed esteriore che
trabocca da tutti i Salmi e dichiara: “Io annunzierò il tuo nome ai miei
fratelli, ti loderò in mezzo all'assemblea” (Salmo 22,22), attinga dalla
profondità della sua gioia la forza per dischiudere il suo cuore e la sua
bocca, ripetendo con l'antico Salmista: “Ho proclamato la tua giustizia nella
grande assemblea; ecco io non tengo chiuse le mie labbra” (Salmo 40,9; cfr.
Salmo 51,17). Questo è infatti il culto cristiano: “offrire continuamente a
Dio un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo
nome” (Ebrei 13,15). Ecco la condizione davvero indispensabile: che ogni
credente impari, per la gioia della salvezza che lo afferra, a non tenere
chiuse le sue labbra. Solo se l'assemblea ritroverà la voglia di una lode
corale, parlata e cantata, del nome santo di Dio, la voglia di aprire
finalmente le labbra per parlare e cantare, confessare ed annunciare in mille
modi diversi l'unica Parola di salvezza e grazia, verità e libertà, amore e
giudizio che ci è stata data e che ha chiamato la chiesa all'esistenza ––– solo
allora il culto rivivrà nelle nostre chiese e le chiese rivivranno nel culto, e
non solo nel culto.

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