giovedì 11 ottobre 2007

Coraggio e Immaginazione ( XII )




(tratto da Rete di Liturgia 1996 )

Le persone
Ci siamo troppo abituati a considerare il pastore come il solo conduttore del culto, davanti al quale sta una assemblea disarmata e sostanzialmente passiva.
Finché durerà tale dualismo sarà difficile spingere l'assemblea ad una maggiore partecipazione ed autonomia. In realtà le persone attive sono molte: ci sono i lettori, ci sono coloro che pronunciano una preghiera libera, c'è l'organista, c'è il
coro e il direttore del coro. In molte chiese vi sono coloro ai quali è affidata l'accoglienza dei visitatori e degli ospiti; spesso vi sono i bambini con i loro monitori che partecipano a una parte del culto.
Qui si tratta di valorizzare e rendere più consapevole ciascuno di questi ruoli. Ci si può chiedere se non sarebbe un segnale forte decidere che a condurre il culto sia di norma un "liturgo", mentre al pastore competerebbe solo la predicazione e la celebrazione dei sacramenti. Questo potrebbe dare
dignità e indipendenza all'azione liturgica.

La musica e il canto
Devo forzatamente abbreviare il discorso. Musica e canto hanno nel culto protestante una tale forza di presenza e un tale impatto culturale e una tale capacità di proclamazione evangelica che insistere per ricuperare questa dimensione non potrà mai essere considerata una innovazione.
Casomai un ritorno alla propria tradizione. Di qui l'utilità di partire proprio dal canto e dalla musica per risvegliare la coscienza liturgica delle comunità.
Non ci dovremo perciò stancare di insistere per una partecipazione al canto, esercizio di canto, scuole di canto, introduzione di inni nuovi, di creazione di parole nuove per melodie conosciute.
Si tratta di "testi", cioè di pensieri ed esperienze comunicate attraverso una parola compresa e da far comprendere.
Di qui anche l'importanza di avere testi adeguati alle nostre preoccupazioni, e
conoscenze, e attese: insomma, per usare la parola, alla nostra spiritualità.

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