mercoledì 3 ottobre 2007

Coraggio e Immaginazione ( VI )


Tratto da Note sul culto cristiano ( Paolo Ricca )
3. Coralità. E' la caratteristica principale del culto cristiano.
Per convincersene occorre leggere l'Apocalisse che riflette in larga misura leliturgie cristiane primitive, ma anche I Corinzi 14, e numerosi Salmi (118,136) e altri testi biblici (ad es. il Cantico dei Cantici) – tutti costruiti come pezzi corali, a una o più voci. Il canto comunitario è l'indice più evidentedella fondamentale natura corale del culto cristiano. Coralità significa pluralità di voci, di strumenti musicali (basta con il monopolio dell'organo), di forme comunicative (compreso il silenzio! “Sta in silenzio davanti
all'Eterno, e aspettalo”, Salmo 37,7) – comprese le forme non verbali – e
significa, ovviamente, dialogicità, non solo a due voci (ministro e
assemblea) ma a tre (ministro, assemblea, coro, anche solo parlato) o più
voci. Questa coralità, come s'è detto, è splendidamente illustrata
dall'Apocalisse e, più in generale, caratterizza e qualifica il culto cristiano.
Non pochi protestanti italiani sono inibiti e come impediti ad esprimersi, nel
culto, in forma dialogica e corale a motivo del timore (infantile) di
“rassomigliare ai cattolici”. Dovrebbero piuttosto cercare di rassomigliare ai
primi cristiani, il cui culto era dialogico e corale. Non dunque il timore
(puerile) di “essere come i cattolici” ma il desiderio (lodevole) di essere
come i primi cristiani deve guidarci nella scelta della coralità e dialogicità –
nel senso più ampio e variegato del termine.
federazione delle chiese evangeliche in Italia
RETE DI LITURGIA

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