( Tratto da note al culto cristiano P. Ricca 1996 )La liturgia rivela dunque la chiesa, ne è in qualche modo una fotografia. Com'è
dunque possibile che rivivano il culto e la chiesa che lo celebra?
Quattro condizioni paiono indispensabili.
(a) La prima è che non sia il pastore soltanto a preparare il culto. Le nostre
chiese criticano volentieri (e a buon diritto) l'abitudine alla delega nella
chiesa e nella società, e la mentalità che ne consegue. Predicano bene ma
razzolano male. La preparazione del culto, ad esempio, è in generale quasi
completamente delegata al pastore. Il quale, in generale, concentra tutti i
suoi sforzi, o quasi, nella preparazione del sermone, riservando alla liturgia
– di solito – solo briciole di tempo. Il risultato si vede: assai rari sono i
momenti innovativi e creativi. Se il pastore dedicasse alla liturgia almeno
tanto tempo quanto ne dedica (si presume!) al sermone, un passo avanti
sarebbe fatto. Ma neppure questo basterebbe. La liturgia è, per definizione,
opera collettiva e dev'essere preparata da molti, riuniti in un gruppo che
raccolga i principali doni fatti alla comunità. E' socializzando questi doni
che si rinnova la liturgia. Fino a quando essa non sarà il frutto del lavoro,
dell'intelligenza, della fantasia e della fede di molti, è difficile che essa
possa rivivere. Il pastore da solo non può esprimere la coralità del discorso
di fede di una chiesa.
(b) E' indispensabile in secondo luogo che le persone che accettano di
preparare (s'intende, con il pastore) le liturgie domenicali siano disposte a
investire in questo lavoro una parte non insignificante del loro tempo libero.
E' difficile prevedere esattamente quanto. E' certo che la liturgia non si
improvvisa e che più la si cura, più tempo sarà necessario. Va anche
ricordato che il lavoro da svolgere è creativo più che esecutivo. E che alcuni
momenti della liturgia presuppongono un ampio lavoro di documentazione
ed informazione. Basteranno due serate alla settimana? Forse. Sicuramente
è un lavoro bellissimo: aiutare la chiesa a celebrare degnamente il nome di Dio.
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