Tratto da Rete di liturgia 1996( G. Giradert/ P.Bertolino )
Gli aspetti non verbali della liturgia
È cosa positiva che si cominci a dare una maggiore attenzione agli aspetti non verbali della liturgia.
È finito il tempo in cui per "liturgia" intendevamo una raccolta di testi scritti da utilizzare nel culto,
senza alcun riferimento alle modalità complessive con cui si svolgeva l'azione liturgica.
Mi piace assomigliare l'azione liturgica ad un teatro un po' particolare, nel quale il pubblico coincide con gli attori. L'assemblea cultuale recita ,cioè rappresenta e ri-presenta, la sua stessa storia, il suo proprio dramma. È chiaro che come in un dramma, l'essenziale è la storia stessa, è la tragedia o commedia che viene rappresentata. Naturalmente il testo è fondamentale, ma in teatro esso non può venir separato dalla sua messa in azione, dalla scenografia e dai gesti, dalla musica, dai ritmi e da ogni altro mezzo espressivo non verbale. Di qui l'importanza dei gesti, e della partecipazione del corpo, su cui recentemente si è insistito. Tuttavia, la preoccupazione per la gestualità non può restare isolata e quasi fine a se stessa. In una rappresentazione tutto è essenziale e ogni cosa concorre a formare il messaggio complessivo. Bisogna pertanto esaminarne i diversi aspetti. Ecco un elenco sommario dei temi da affrontare.
1. Il luogo
Il luogo è il locale in cui l'assemblea si riunisce. Questi sono elementiessenziali anche se raramente fatti oggetto di riflessione (a meno che si tratti di costruire o arredare un tempio nuovo): si tratta della sua disposizione permanente, la sua relazione con la storia passata (come utilizzare e valorizzare, per un messaggio attuale, i nostri templi storici?) e con il presente (locali polivalenti).
Si tratta anche di vedere che "messaggio" dà l'arredamento (curato o trasandato, funzionale o non funzionale), in che modo il luogo dispone la gente (vicina, lontana, affiancata, circolare) e ne facilita o ne rende difficile la partecipazione, in che modo si rapporta agli elementi architettonici
significativi come la Mensa e il pulpito, l'organo e il coro.
Ancora, se l'arredamento è fisso o adattabile, se gli elementi di contorno e perché no di abbellimento (tovaglie e fiori, tappeti, quadri, ecc. ecc.) sono di per sé significativi o solo casuali,immutabili o mutevoli per esprimere situazioni o messaggi particolari. Pensiamo ai testi biblici sulle pareti, che danno spesso un forte messaggio e colpiscono chi entra per la prima volta, ma che restano poi come elementi per così dire passivi, ai quali non si fa mai riferimento. Qui rientra il discorso sia pure estremamente delicato, delle "immagini", ovvero di disegni anche astratti, o di tabelloni, o di altre figurazioni evocative. Sulle vetrate di Paschetto non abbiamo nulla da obiettare, anche se non ne facciamo un uso liturgico esplicito.
Infine, il luogo di culto crea o preclude spazi, per trovarsi vicini o lontani, per salutarsi prima e dopo il culto, per sentire il predicatore vicino o lontano, per partecipare alla Cena; spazi dove sia possibile ascoltare (l'acustica, gli impianti di amplificazione, così raramente ben funzionanti e che comunque creano una distanza e quasi un invito alla partecipazione passiva) e dove tutti si possano far ascoltare, per esempio nei momenti di preghiera libera.
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