martedì 16 ottobre 2007

Per riaprire una riflessione tra noi sul battesimo

Raffaele Volpe

Noi consideriamo il battesimo come rappresentazione di quel che Dio fa per mezzo della sua grazia e con la mediazione della chiesa: afferra quell’essere umano in particolare e lo chiama ad una decisione. E come rappresentazione di quel che quell’essere umano in particolare fa per mezzo della sua fede e con la mediazione della chiesa: si mette nelle mani di Dio e al suo servizio.

Crediamo che qualsiasi rappresentazione del battesimo in cui non ci sia quell’essere umano in particolare già abilitato dalla grazia a rispondere, è un travolgimento del segno. Né la chiesa, né la famiglia, né altri possono sostituire quell’insostituibile nuova soggettività che Dio per mezzo della sua grazia ha creato e ha costituito capace di rispondere.

Sul battesimo così concepito si fonda, per la nostra tradizione battista, la libertà di coscienza per la quale uomini e donne nel passato hanno sacrificato la loro vita. Non per la semplice difesa della libertà, ma per testimoniare anche con la vita la grazia abilitante di Dio.

Per questo motivo noi battisti non possiamo concepire un diverso modo di battezzare che non sia un tradimento non tanto della nostra storia, ma della chiamata che sentiamo di aver ricevuto da Dio.

Nello stesso tempo dobbiamo riconoscere che ci sono dei fratelli e delle sorelle, ancor più: delle chiese consorelle, che praticano il battesimo degli infanti. Tra noi chiese battiste, metodista e valdese vi è stato un mutuo riconoscimento, una reciproca accoglienza, non tanto nella ricerca di una rassomiglianza e quindi di una uniformità, ma nella consapevolezza che l’essere uno in Cristo è la ragion sufficiente del nostro cammino comune. Nello stesso tempo siamo vieppiù consapevoli di alcune differenze, tra cui il battesimo, che segnano la nostra relazione.

Noi crediamo che sia l’elemento insuperabile dell’accoglienza reciproca la manifestazione di alterità differenziate e che non potrebbe esserci accoglienza o reciproco riconoscimento senza una tale manifestazione. In vista di ciò noi crediamo che come battisti possiamo accogliere le nostre chiese consorelle insieme con il loro modo di amministrare il battesimo anche se non comprendiamo e non condividiamo tale amministrazione.

Pensiamo che questo sia un modo per fare un ulteriore passo avanti in cui il battesimo non venga svalutato, in cui la fedeltà nostra all’ordine di Gesù di battezzare coloro che hanno creduto sia conservata e in cui la nostra accoglienza non sia invalidante o giudicante, ma consapevole che dell’altro ci sono cose che noi non comprendiamo e non condividiamo, ma rappresentano comunque il mistero della loro fedeltà a Dio e della loro alterità differenziata.

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