venerdì 12 ottobre 2007

Coraggio e Immaginazione ( XIII )



( tratta da Rete di Liturgia )
Riflessioni di una predicatrice laica
dopo la lettura del primo numero di "Rete"
di Peggy Bertolino

La liturgia del culto è tanto importante, e mi sono rallegrata nel leggere il primo numero di "Rete diliturgia". Anche se non avete richiesto questo tipo di intervento, sento proprio il bisogno di comunicare qualche mio pensiero in merito.
Come sapete, vengo dagli USA dove da tempo si è cercato di rendere la liturgia meno "ostica" anche usando alcune idee espresse da Paolo Ricca. Purtroppo, chi ci rimette è il senso di raccoglimento, di adorazione.
D'accordo che esistono comunità evangeliche che hanno un grande bisogno di imparare a praticare la fratellanza, ma non è difficile trovare modi congeniali per fraternizzare fuori dell'ora (UN'ORA!)di culto. Trovo che il passeggiare per la chiesa salutandosi, ecc. rompe completamente il senso di raccoglimento, e davvero non ha senso quando si pensa che fino al momento in cui il pastore fa l'invocazione (non dico durante l'introito, perché si parla solo più forte per coprire l'organo) c'è un bellissimo scambiarsi di notizie, e poi dopo il culto, questo scambio continua, anche a lungo!
Perché interrompere il culto per ritualizzare una cosa così naturale?
Invece ci sono tante cose da fare anche subito:
LA LUCE. Perché le nostre chiese sono così buie?
VEDERSI IN FACCIA. Una chiesa enorme dove tutti si siedono in fondo non agevola il senso di comunione, né con il Signore né con il prossimo. Un po’ di fantasia potrebbe migliorare la logistica secondo la realtà della comunità (vedi la sistemazione dei banchi a Piazza Cavour a Roma).
IL CANTO. Continuo a ripetere che dobbiamo imparare a cantare (qualsiasi cosa scegliamo) in modo corretto e vivo. Il caro vecchio, sconosciuto "Innario Cristiano" non è da buttare, è da sfruttare meglio. Quanto a nuovi canti, per esempio il mondo anglosassone ne sforna a tutt'andare, e anche con belle melodie, ma se guardi i testi ti salta all'occhio la parola più usuale: IO. Troppo spesso contengono solo una o due brevi frasi di lode o pentimento ripetute all'infinito.
Ma non c'è quasi mai un buon contenuto biblico come nei vecchi inni. Purtroppo, il supplemento all'innario prodotto dal Gruppo Musica Evangelica (GRUME) mi sembra adatto più per gruppi che vogliono cantare insieme che non per il culto, per le stesse ragioni esposte sopra.
I SALMI ANTIFONALI. Leggere i Salmi (nelle nuove edizioni della Bibbia a due gruppi, o con una voce sola seguita dal gruppo, è un aiuto notevole al buon canto.
GLI STRUMENTI. Per quel che riguarda il canto, meglio una buona voce guida da sola che un organista che fa rallentare tutto e copre le voci. L'ideale sarebbe una buona collaborazione tra l'organista e una persona che guida il canto. Non è impossibile imparare nuovi canti bene... ma è quasi impossibile fare cantare bene ciò che si è sempre cantato in modo strascicato. A San Secondo, con la scuola domenicale preparavamo dei culti musicati con strumenti Orff, la partecipazione di tutti i ragazzi, musiche decisamente innovative, tutto con un vero senso di raccoglimento. Anche la corale ha fatto un paio di volte un "culto cantato" mettendosi seduti
e cantando, da soli o con tutta la comunità, tutte le parti del culto escluso beninteso la lettura biblica ed il sermone. (E' triste constatare che molti membri fedelissimi dei gruppi o delle corali non si sentono di frequentare regolarmente il culto.)
L'APPORTO DEI MEMBRI DI CHIESA. Forse la Chiesa valdese di Lucca è una portabandiera
in questo: ognuno porta una lettura, una preghiera, un inno e spiega perché. Il pastore Maselli forse è più unico che raro: riesce a collegare tutto in un messaggio che è ascoltato come risposta diretta a ciò che è stato portato dalla comunità.
Preparare insieme il culto è bellissimo, ma quanto lavoro ci vuole!! Ne vale senz'altro la pena, ma temo che si contano sulle dita di una mano le chiese che lo fanno regolarmente e non è detto che il "laico" sia meno propenso al "clericalismo" del culto ad una voce che il pastore. Personalmente, non sarei capace di "fare" tutto il culto io. Ho davvero bisogno dell'apporto altrui per la liturgia, le
letture, le preghiere, ulteriori riflessioni.

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