giovedì 20 dicembre 2007

Brain gain o brain drain?


Come mai - il fenomeno si ritrova anche nei contesti cristiani - ci sono veri e propri centri di crescita, di svilippo e di ideazione ed altri che invece sono caratterizzati da un inesorabile declino? La risposta di alcuni studiosi di economia della cultura è semplice ma efficace, oltre ad essere sintetizzabile in due parole anglofone: brain gain e brain drain.
Le comunità (e i contesti) brain gain sono quelle che riescono attrarre persone che vogliono pensare, in modo rigoroso e serio, che non si paralizzano davanti all’impegno intellettuale (in senso lato) o culturale, creativo. Le brain drain sono invece quelle comunità (o contesti) dalle quali si fugge indebolendo così sia la già povera rete di relazioni, sia la capacità di sviluppo. Queste ultime sono - di solito - poco flessibili, gerontocratiche, tradizionali, conservatrici su tutto, chiuse nei confronti delle diversità, della sana pluralità e dell'innovazione e endemicamente predisposte alla fuga (dolorosa) dei migliori cervelli, che non ritorneranno più.
Le differenze tenderanno ad accentuarsi quasi spontaneamente, e prima o poi si creeranno circoli virtuosi o viziosi che si autoalimenteranno o si autodistruggeranno.
Mi ricorda "a chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quello ...". In ogni caso, meno male che è ancora rilevante la traiettoria “ ... con tutta la mente”, senza ovviamente escludere il cuore, l'anima, la forza ...
(fonte spiritual seeds )

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