mercoledì 30 gennaio 2008
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea,
fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose
il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.
Tratto da "Il Profeta" di Kahlil Gibran
martedì 29 gennaio 2008
non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa
nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dall'amico non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate,
come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito.
Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero
non è amore,ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano
Kahil Gibran
venerdì 25 gennaio 2008
martedì 22 gennaio 2008
Il “Pater Noster” dei violenti
“Padre nostro”. Osi chiamarlo “padre”, tu che
vuoi tagliare la gola al tuo fratello?
“Sia santificato il tuo nome”. Che cosa c’è che
disonori il nome di Dio più delle battaglie?
“Venga il tuo regno”. Preghi così tu, che con tanto
sangue hai edificato la tua tirannide?
“Sia fatta la tua volontà così in cielo come in terra”.
Lui vuole la pace e tu prepari la guerra?
Chiedi al padre comune il pane quotidiano, tu che
incendi le messi del fratello e preferisci morire di
fame tu stesso, piuttosto che egli se ne giovi?
Con che fronte pronunci quelle parole: “E rimetti a noi i nostri debiti come
noi li rimettiamo ai nostri debitori” tu, che ti appresti alla strage fraterna?
Scongiuri il pericolo della tentazione tu, che con tuo rischio provochi il rischio
del tuo fratello?
Chiedi di essere liberato dal male tu, che dal male sei ispirato ad ordire il male del tuo fratello?
( Erasmo da Rotterdam )
lunedì 21 gennaio 2008
Vivere
Il mestiere di vivereIl Rabbi di Kobryn gridò un giorno, rivolto in alto: «Angioletto, angioletto, non è un'arte particolareì stare così in cielo da angelo, tu non hai bisogno di mangiare e di bere e di generare figlioli e di guadagnare denaro. Salta un pò giù sulla terra e mettiti a mangiare e a bere e a generare figlioli e a guadagnare denaro; staremo a vedere se rimani un angelo. Se ti riesce, allora puoi vantarti, ma ora
no!».
Credo che il Rabbi di Kobryn abbia ragioni da vendere. Vivere sulla terra non è facile. Il mestiere di vivere non è semplice. Noi, d'altra parte, facciamo veramente poco per semplificare la nostra vita, anzi, direi che siamo specialisti nel complicarcela. Viviamo sempre in vista di fare, di realizzare qualcosa; e ogni volta che arriviamo alla meta, non ci sentiamo pieni, realizzati, soddisfatti. Ci sentiamo vuoti. Come se qualcosa continuasse a mancarci, a mancare dalla nostra esistenza, anche se il più delle volte non sappiamo nemmeno cosa ci manca.
Di fronte a questa mancanza si può reagire in diversi modi; un modo di reagire è quello di Lazzaro: ci lasciamo seppellire in una grotta, ben incatenati. Ci costruiamo il nostro proprio sepolcro, il nostro rifugio. Decidiamo di riempire il vuoto della nostra esistenza sigillando il nostro uscio:
l'uscio interiore e l'uscio esteriore. La vita è dura, e quindi cerchiamo di proteggerci rinchiudendoci in un bunker. Nel bunker non ci sentiamo liberi, ma avvertiamo un senso di sicurezza, di protezione. Abbiamo accettato che la nostra vita ormai sono gli altri a farla, in cambio di un po’ di tranquillità.
Un mio amico mi ha detto qualche tempo fa: «Sai, ho la sensazione di non avere più la forza di decidere l'orientamento della mia vita. Mi sento sopraffatto da forze esterne che, ogni giorno, scelgono al mio posto. Mi sento come se fossero gli altri a vivere la mia vita. E ogni volta che mi sento così, non faccio altro che cercare un posto tranquillo dove nascondermi».
La scelta di Lazzaro, di fronte alla miseria spirituale, di fronte alla durezza della vita, di fronte al senso di vuoto e di mancanza ; la scelta di Lazzaro è il sepolcro, la tomba, la grotta. «Se non posso uscire fuori dal lungo tunnel della mia vita, allora è meglio se sigillo l'entrata e l'uscita e decido divivere per sempre in questa caverna».
La scelta di Lazzaro è provocata da un malattia che sta assumendo oggi sempre più il carattere di una epidemia: l'assuefazione. «Se non so cambiare la mia vita, vuol dire che accetto di subirla così com'è». L'assuefazione è quello stato di schiavitù, di impotenza, nei confronti di qualcosa che ha ormai preso il sopravvento su di me. E' la sensazione di essere posseduto da un forza demoniaca, da poteri più forti di me che ormai governano la mia vita. La scelta di Lazzaro è quella che l'indemoniato di Gerasa aveva fatto: lasciarsi incatenare ad un sepolcro, abitare lì per sempre. Non
volere essere liberato, perché ormai non si ha più la forza di vivere fuori dal sepolcro. Io non ho la forza di uscire dalla mia grotta, dal mio rifugio, dal mio sepolcro. Io non ho questa forza. Non potrei mai da solo liberarmi delle bende che mi avvolgono, spostare la grande pietra davanti alla tomba, tollerare la forza perforante della luce. Io non ho questa forza, ormai sono uomo di caverna.
No, non io, ma qualcuno ha la forza di liberarmi. Qualcuno che nel sepolcro c'è stato e che ha lasciato le bende e ha spostato la pietra. C'è qualcuno che può liberarmi, e questo qualcuno è Cristo.
( tratto da un sermone di R. Volpe )
venerdì 18 gennaio 2008
DANZA LENTA
O ascoltato il rumore della pioggia
quando cade a terra?
O seguito mai lo svolazzare
irregolare di una farfalla?
O osservato il sole allo
svanire della notte?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.
Percorri ogni giorno in volo?
Quando dici “Come stai?”
ascolti la risposta?
Quando la giornata è finita
ti stendi sul tuo letto
con centinaia di questioni successive
che ti passano per la testa?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce
Il tempo è breve.
La musica non durerà.
Hai mai detto a tuo figlio,
“lo faremo domani?”
Senza notare nella fretta,
il suo dispiacere?
Mai perso il contatto,
con una buona amicizia
che poi finita perché
tu non avevi mai avuto tempo
di chiamare e dire “Ciao”?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce
Il tempo è breve.
La musica non durerà.
Quando corri cosi veloce
per giungere da qualche parte
ti perdi la metà del piacere di andarci.
Quando ti preoccupi e corri tutto
il giorno, come un regalo mai aperto . . . gettato via.
La vita non è una corsa.
Prendila piano.
Ascolta la musica.
giovedì 17 gennaio 2008
mercoledì 16 gennaio 2008
Uomini più intelligenti delle donne?
DIFFERENZE BEN NOTE - Ciò che ha sorpreso il professore è che entrambi i sessi credono che i più intelligenti siano gli uomini: secondo gli intervistati il nonno era più acuto della nonna, il padre più brillante della madre e il figlio più sveglio della figlia. Tra uomini e donne, a detta di Furnham, c'è comunque una differenza intellettuale. Gli uomini sanno orientarsi meglio, guidano bene e sono bravi con la matematica e i numeri in generale. Le donne, al contrario, emergono per l'intelligenza correlata alla sfera emotiva e per la capacità di espressione: sviluppano un ampio vocabolario prima degli uomini, usano costruzioni linguistiche complesse e leggono con più attenzione. Infine sembra che gli uomini e le donne abbiamo la stessa quantità di quoziente intellettivo, solo che tra i primi è mal distribuita: ci sono uomini molto stupidi e altri molto intelligenti e tra le seconde sarebbe omogeneamente ripartita.
( fonte Corriere.it )
lunedì 14 gennaio 2008
Preghiera di serenità
di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare,
e la saggezza di distinguere tra le due.
Vivere giorno per giorno,
godersi un momento per volta,
accettare le avversità come una via verso la pace,
prendere, come Lui fece,
questo mondo corrotto per quello che è,
non per quello che vorrei,
confidare che Lui sistemerà tutto
se mi abbandonerò alla Sua volontà.
Che io possa essere
ragionevolmente felice in questa vita
e sommamente felice accanto a Lui
nella prossima, per sempre.
Reinhold Niebuhr
domenica 13 gennaio 2008
venerdì 11 gennaio 2008
Libri religiosi e domanda di senso: sentieri interrotti?
giovedì 10 gennaio 2008
mercoledì 9 gennaio 2008
RIVOLUZIONI - COME FARE L'AMORE DIVINAMENTE
Impotenza, frigidità, calo del desiderio? D'ora in poi non saranno più un dramma da nascondere per i fedeli...
leggi l'articolo...
“Chi è Dio?”: è questa la domanda dell’anno su Google
venerdì 4 gennaio 2008
Perdonare fa bene alla salute
Il perdono si può imparare con corsi, ma funziona solo se lo si prova realmente
di ALESSIA MANFREDI
Perdonare fa bene alla salutema soltanto se si è sinceri"
leggi l'articolo....
Nei Paesi Bassi la testimonianza di un pastore ateo diventa un best-seller
Il pastore protestante olandese Klaas Hendrikse, che si considera come un “pastore ateo” e afferma che non crede nell’esistenza di Dio, ha pubblicato un libro all’inizio di novembre che è diventato un best-seller. “Credere in un Dio che non esiste: manifesto di un pastore ateo” è stato ristampato due volte nel corso del mese. In questa opera il ministro spiega che la sua convinzione che Dio non esiste si è rafforzata col tempo. “L’inesistenza di Dio non è per me un ostacolo, ma una condizione preliminare per credere in lui”, spiega egli nel suo libro. “Dio non è per me un essere, ma una parola che designa ciò che può esistere tra due persone. Se per esempio una persona vi promette di non abbandonarvi ed essa realizza questa promessa, è assolutamente opportuno chiamare questa relazione Dio”. Bas Plaisier, segretario generale della Chiesa, ha criticato il pastore Hendrikse accusandolo di trattare la fede cristiana come “un dogma che può essere gettato via”. La Chiesa non prevede tuttavia per ora misure legali o sanzioni disciplinari contro il pastore.
Fonte: ProtestInfo/Eni
giovedì 3 gennaio 2008
Entrare in amicizia con chi noi siamo
Definisce questo atteggiamento che segna oggi tutte le religioni: materialismo spirituale ovvero il fatto di utilizzare la spiritualità per ottenere un confort maggiore.
Ce ne serviamo come di un divano nuovo che ci fa sentire più a nostro agio.
La meditazione che ci dà un po’ di pace o la benedizione di un lama che ci rassicura non hanno niente a che vedere con il senso autentico della via iniziatica. Invece di premunirci contro la vita, di cercare delle fortezze per nasconderci, è importante riconoscere la realtà così com’è.
Nessuna tradizione religiosa può servirci da cerotto per proteggerci dalla realtà.
Al contrario, bisogna accettare la vulnerabilità del cuore umano – che è il nostro tesoro più vero.
Siamo un po’ pazzi!
Sfuggiamo a quello che abbiamo di più prezioso, la nostra dolcezza e cerchiamo con sforzi incessanti di rassicurarci, di proteggerci - in realtà spegnendo la vita dentro di noi.
Ma momenti in cui siamo toccati dal mondo, dall’incontro con qualcuno, da un amico che soffre, da un acquazzone improvviso o dalla vista di un paesaggio magnifico certo non mancano. Ma poi cerchiamo di coprire questi momenti di nudità – racchiudendoci in mondi di cartapesta.
Non c’è nessuna garanzia, nessuna promessa,
ecco la buona notizia!
Non dobbiamo fuggire dal nostro mondo, scappare da ciò che siamo.
Dobbiamo entrare in amicizia con chi noi siamo.
Quante volte abbiamo cercato di entrare in contatto con il nostro cuore, pienamente e realmente.
Quante volte ci siamo spogliati temendo di scoprire qualcosa di atroce? Quante volte siamo stati capaci di guardarci allo specchio senza sentirci a disagio? Quante volte abbiamo cercato di tirarci fuori non leggendo i giornali, non guardando la televisioni o distraendoci?
Ecco la questione cruciale: in quale misura abbiamo intrattenuto un vero rapporto con noi stessi durante la nostra vita?
"Al di là del materialismo spirituale" di Chögyam Trugpa Rimpoche
La Vita
ma quella che si ricorda
e come la si ricorda per raccontarla"
(G.Garcia Marchez)