martedì 30 ottobre 2007
Comunicazione
al Convegno nazionale su M. L. King e all'Assemblea/Sinodo.
Può essere l'occasione per rileggere i post precedenti.
Al rientro, sarete ampiamente informati, su questi due eventi.
lunedì 29 ottobre 2007
LA DESIDERATA -Manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell'antica Chiesa di San Paolo
-Procedi con calma tra il frastuono e la fretta e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio
-Poi quando puoi, senza cedimenti, mantieni e buoni rapporti con tutti
-Esponi la tua opinione con tranquilla chiarezza e ascolta gli altri: pure se noiosi ed incolti, hanno anch'essi una loro storia
-Evita le persone volgari e prepotenti: costituiscono un tormento per lo spirito
-Se insisti nel confrontarti con gli altri rischi di diventare borioso ed amaro perchè sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te
-Godi dei tuoi successi e anche dei tuoi progetti. Mantieni interesse per la tua professione per quanto umile: essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo
-Usa prudenza nei tuoi affari, perchè il mondo è pieno di inganno, ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù: molti sono coloro che perseguono altri ideali e dovunque la vita è colma di eroismo
-Sii te stesso e soprattutto non fingere negli affetti
-Non ostentare cinismo verso l'amore, perchè pur di fronte a qualsiasi delusione e aridità, esso resta perenne come il sempreverde
-Accetta docile la saggezza dell'età, lasciando con serentità le cose della giovinezza
-Coltiva la forza d'animo per difenderti nelle calamità improvvise, ma non tormentarti con delle fantasie: molte paure nascono da stanchezza e solitudine
-Al di là di una sana disciplina, sii tollerante con te stesso
-Tu sei figlio dell'universo non meno degli alberi e delle stelle ed hai pieno diritto di esistere e, convinto o non convinto che tu ne sia, non v'è dubbio che l'universo si stia evolvendo a dovere
-Perciò stai in pace con Dio, qualunque sia il concetto che hai di Lui e quali che siano i tuoi affanni e aspirazioni nella chiassosa confusione dell'esistenza, mantieniti in pace col tuo Spirito
-Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso
-Sii prudente.
SFORZATI D'ESSERE FELICE!!!
sabato 27 ottobre 2007
I tre teologi protestanti affascinati dalla ragione dei cattolici
Milbank e Spencer, dunque. Ma a differenza di Hauerwas e Schindler, i due si confronteranno su una parola, “ragione”, che mai come negli ultimi tempi potrebbe rivelarsi decisiva per i rapporti ecumenici tra cattolici e protestanti.
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La Bibbia di Giovanni Diodati
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venerdì 26 ottobre 2007
Test dell'età mentale
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Profondità demenziali
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Democrazia e religione
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Cardinali sull’orlo di una crisi di nervi: Bertone spazientito attacca la stampa
“Finiamola con questa storia dei finanziamenti alla Chiesa: l’apertura alla fede in Dio porta solo frutti a favore della società”. Il segretario di Stato Tarcisio Bertone, replica con durezza all’inchiesta sui costi dell’ora di religione. “C’è un quotidiano - lamenta - che ogni settimana deve tirare fuori iniziative di questo genere“.
[repubblica.it]
giovedì 25 ottobre 2007
NEGLI USA,UN ALTRO TEOLOGO "RELATIVISTA" SOTTO INCHIESTA
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Laici e cattolici divisi da un virus
Scienza Il vaccino contro l'Hpv, infezione causa dei tumori al collo dell'utero, promosso dal ministro della Sanità per le ragazze di 12 anni, solleva dubbi etici tra gli scienziati di formazione religiosa, come dimostra un articolo pubblicato dalla rivista che fa capo al comitato bioetico del Gemelli, il quale teme che venga favorito un comportamento sessuale dissoluto....
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Care, vecchie, fiabe.....
Seconda fiaba, per gli amanti del genere.
clicca qui, per leggere e ascoltare la fiaba
mercoledì 24 ottobre 2007
Si fanno "sbattezzare" per protesta
| Papà e figlia hanno chiesto alla propria parrocchia di appartenenza di essere «sbattezzati» come gesto di protesta nei confronti di una Chiesa che metterebbe il becco troppe volte in cose che non le appartengono. continua a leggere.... |
Care, vecchie, fiabe.....
Si possono ascoltare e leggere, l'effetto è sempre piacevole.
Cominciamo con una fiaba di ANDERSEN HANS CHRISTIAN
Il Pupazzo di neve.
clicca qui e buon ascolto
martedì 23 ottobre 2007
Ratzinga Muratore. La Chiesa possiede il 20-22 % del patrimonio immobiliare italiano... leggiamo... leggiamo attentamente!!!
I primi acquirenti di beni della curia sono il Santander e il Bilbao, via Opus Dei....
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Rilassarsi con i sottofondi musicali della natura

Con Sound Sleeping puoi creare il tuo sottofondo musicale rilassante personale scegliendo e mixando a piacere suoni della natura come le onde del mare, un temporale, gli uccelli, la pioggia, i gabbiani ed altri suoni naturali e musicali, creando un vero effetto relax alla tua mente. 
Dopo aver aperto la home page di Sound Sleeping centralizza sullo schermo il mixer audio a 5 canali nell'immagine sopra e, dopo aver alzato il volume del tuo PC, inizia a selezionare un suono da ciascuno dei 5 menu a tendina, poi muovi uno per volta verso l'alto i 5 cursori per mixare il livello audio dei vari suoni selezionati.
Per il bilanciamento stereo muovi con il mouse il cursore PAN sotto i 5 canali, a questo punto divertiti a trovare il tuo mix piú rilassante.
fonte AB techno Blog
lunedì 22 ottobre 2007
E DITEMI ORA SE NON SIAMO UNO STATO CLERICALE!
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sabato 20 ottobre 2007
QUANDO IL "GREGGE" DECIDE DI SCEGLIERSI IL PASTORE
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venerdì 19 ottobre 2007
OMOSESSUALITÀ E CRISTIANESIMO: UN'INCOMPATIBILITÀ SENZA FONDAMENTO
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Eutanasia : la chiesa attacca la cassazione
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giovedì 18 ottobre 2007
Il Consiglio d’Europa approva una risoluzione contro il Creazionismo nelle scuole
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mercoledì 17 ottobre 2007
L'Osservatore Romano detta legge alla Cassazione
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martedì 16 ottobre 2007
Per riaprire una riflessione tra noi sul battesimo
Raffaele Volpe
Noi consideriamo il battesimo come rappresentazione di quel che Dio fa per mezzo della sua grazia e con la mediazione della chiesa: afferra quell’essere umano in particolare e lo chiama ad una decisione. E come rappresentazione di quel che quell’essere umano in particolare fa per mezzo della sua fede e con la mediazione della chiesa: si mette nelle mani di Dio e al suo servizio.
Crediamo che qualsiasi rappresentazione del battesimo in cui non ci sia quell’essere umano in particolare già abilitato dalla grazia a rispondere, è un travolgimento del segno. Né la chiesa, né la famiglia, né altri possono sostituire quell’insostituibile nuova soggettività che Dio per mezzo della sua grazia ha creato e ha costituito capace di rispondere.
Sul battesimo così concepito si fonda, per la nostra tradizione battista, la libertà di coscienza per la quale uomini e donne nel passato hanno sacrificato la loro vita. Non per la semplice difesa della libertà, ma per testimoniare anche con la vita la grazia abilitante di Dio.
Per questo motivo noi battisti non possiamo concepire un diverso modo di battezzare che non sia un tradimento non tanto della nostra storia, ma della chiamata che sentiamo di aver ricevuto da Dio.
Nello stesso tempo dobbiamo riconoscere che ci sono dei fratelli e delle sorelle, ancor più: delle chiese consorelle, che praticano il battesimo degli infanti. Tra noi chiese battiste, metodista e valdese vi è stato un mutuo riconoscimento, una reciproca accoglienza, non tanto nella ricerca di una rassomiglianza e quindi di una uniformità, ma nella consapevolezza che l’essere uno in Cristo è la ragion sufficiente del nostro cammino comune. Nello stesso tempo siamo vieppiù consapevoli di alcune differenze, tra cui il battesimo, che segnano la nostra relazione.
Noi crediamo che sia l’elemento insuperabile dell’accoglienza reciproca la manifestazione di alterità differenziate e che non potrebbe esserci accoglienza o reciproco riconoscimento senza una tale manifestazione. In vista di ciò noi crediamo che come battisti possiamo accogliere le nostre chiese consorelle insieme con il loro modo di amministrare il battesimo anche se non comprendiamo e non condividiamo tale amministrazione.
Pensiamo che questo sia un modo per fare un ulteriore passo avanti in cui il battesimo non venga svalutato, in cui la fedeltà nostra all’ordine di Gesù di battezzare coloro che hanno creduto sia conservata e in cui la nostra accoglienza non sia invalidante o giudicante, ma consapevole che dell’altro ci sono cose che noi non comprendiamo e non condividiamo, ma rappresentano comunque il mistero della loro fedeltà a Dio e della loro alterità differenziata.
La rota romana annulla le nozze di Cossiga
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lunedì 15 ottobre 2007
Per sorridere di noi stessi....
Altan
Invitato a leggere il Nuovo Testamento Mike Bongiorno ha chiesto: «Perché, sono compreso fra gli eredi?».
Amurri & Verde
La castità è quella virtù che i preti si tramandano di padre in figlio.Danilo Arlenghi
Sono d’accordo a far dire le preghiere a scuola, purché venga trovato un posto per l’algebra in chiesa.
Dylan Brody
Dio, dicono, ha i suoi disegni. E allora, perché non fa una mostra?Pino Caruso
Ma, eminenza, Gesù Cristo non è morto povero?- Appunto, non vogliamo fare la stessa fine
Pino Caruso
Tra i cattolici c’è di tutto: anche qualche cristiano Pino Caruso
Il rispetto dei cattolici per la Bibbia è enorme e si manifesta soprattutto nel tenersene a rispettosa distanza.
Paul Claudel
Coraggio e immaginazione ( XVI )

( fonte Rete di Liturgia -Anna Maffei Teologia-Cristologia e culto comunitario )
I criteri d’analisi
Quali possono essere i criteri per una tale analisi? Ne ho considerati alcuni, ma
ovviamente ce ne possono essere degli altri:
a) il tipo di comunicazione (unilaterale, dialogica, persuasiva, diretta, indiretta,
autoritaria ecc.);
b) il ruolo della parola biblica e della predicazione;
c) la dimensione temporale (enfasi sul passato, sulla contemporaneità o sull’attesa e
sul futuro);
d) le linee teologiche principali;
e) il tipo di liturgia (a schema fisso, flessibile o lasciato all’estemporaneità);
f) la conduzione del culto e la partecipazione;
g) il modo di gestire i “segni” e in generale la gestualità;
h) l’autocomprensione della chiesa;
i) l’idea complessiva del culto;
j) il linguaggio usato (inclusivo oppure tradizionalmente maschile, arcaico o
aggiornato ecc.)
La schematizzazione che segue, forse è superfluo chiarirlo, non è – appunto – che
una schematizzazione e dunque una semplificazione che serve solo per aiutarci
nell’analisi che stiamo tentando. E’ chiaro che essa può dare adito a delle forzature.
Ed è anche chiaro che è difficile rientrarvi completamente. Speriamo che possa
comunque essere utile per autocomprenderci meglio.
domenica 14 ottobre 2007
Coraggio e immaginazione ( XV )
( fonte Rete di Liturgia - Anna Maffei - Teologia, Cristologia e culto comunitario )Ci sono segni espressivi non verbali di cui siamo storicamente molto consapevoli e
che sappiamo avere la loro ragion d’essere nella nostra teologica ed ecclesiologia:
sobrietà degli arredi, architettura semplice, mancanza di immagini, pulpito, tavolo,
Bibbia posta al centro, croce, versetti biblici sulle pareti; sono tutti segni che parlano
della nostra identità cristiana e protestante, e che all’occorrenza sappiamo facilmente
illustrare. Di altri segni espressivi siamo meno consapevoli: molti di questi li
abbiamo ereditati dalle nostre tradizioni ecclesiastiche collettive, altre dalle nostre
tradizioni particolare e locali, altri sono aspetti contingenti la cui importanza non
dobbiamo però sottovalutare, perché comunque essi parlano di noi anche quando non
ce ne rendiamo più conto, semplicemente perché ad essi ci siamo abituati.
Se ciò che ho detto finora ha un senso, allora quello che ci preme sapere qui è:
complessivamente, durante il culto, quale enfasi teologica e cristologica emerge
come centrale nella globalità della comunicazione? Quale cristologia si esprime e
quale ruolo occupa, un ruolo centrale o periferico?
Dando per scontato che alla base di ogni culto cristiano ci sia una confessione di fede
trinitaria, ci si chiede: i culti, le celebrazioni liturgiche che si svolgono nelle nostre
chiese, risultano prevalentemente teo-centrici (centrati su Dio Padre), cristo-centrici
(centrati sul Figlio), oppure pneumato-centrici (centrati sullo Spirito); oppure sono
per così dire trinitariamente equilibrati?
E’ difficile fare un’analisi puntuale dei caratteri distintivi, formali o di contenuto,
della nostra maniera di svolgere un culto al Signore, per le tante varianti accennate
sopra, e dunque appare assai arduo essere in grado di rispondere alle domande
appena poste in maniera obiettiva e generalizzata. Quello che tenterò di fare è
semplicemente offrire dei criteri guida per tale analisi.
sabato 13 ottobre 2007
Confessa in tv di essere gay, il Vaticano sospende alto prelato
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Coraggio e Immaginazione ( XIV )

( fonte Rete di Liturgia, Anna Maffei- Teologia,Cristologia e culto comunitario )
2. Il culto comunitario: comunicazione complessa
Per la nostra cultura protestante fortemente incentrata sulla “parola”, siamo abituati a dare poca importanza, nella nostra riflessione teologica ed ecclesiologica, ai linguaggi non verbali.
Se pensiamo al culto domenicale, esso è un momento espressivo molto alto della vita di fede della comunità cristiana, in cui sono presenti molti elementi. C’è quella che chiamiamo “liturgia”, che comprende molti moduli espressivi della fede cristiana: prima fra tutti la predicazione, poi la preghiera, gli inni, la lettura biblica, a volte la musica e poi, anche se non sempre, i cosiddetti “segni”, ossia le celebrazioni dei battesimi e della cena del Signore. Si hanno poi momenti liturgici speciali in occasione di presentazioni di bambini, di celebrazioni di matrimoni, o di semplice invocazione delle benedizioni del Signore su coppie già sposate civilmente, diconsacrazione di nuovi pastori e di altri ministeri, di confermazioni, di funerali…
In ognuna di queste occasioni, però, si tratti cioè di culti comunitari semplici o di occasioni speciali, la comunicazione non è solo strettamente verbale ma anche visiva e gestuale. Se questo è scontato quando parliamo di battesimi o celebrazioni della cena del Signore, non è egualmente evidente che questo si verifichi anche in occasione di normali culti domenicali.
Credo invece che dovremmo prendere consapevolezza del fatto che tutto è
comunicazione, a cominciare dal contesto fisso, la sala di culto. La comunicazione complessiva risulta influenzata e fortemente indirizzata, soprattutto ai primi approcci, dal fatto per esempio che quest’ultima sia accogliente e curata o sciatta e trascurata, se appaia come luogo rigido e austero, oppure polifunzionale, se sia una sala luminosa o se il culto si svolga nella penombra, se gli arredi appaiano antichi o semplicemente vecchi, o ancora moderni o privi di stile, se siano originali o di risulta, se la disposizione delle sedie o panche sia rigida o mobile, se siano disposte verso un’unica direzione oppure, per esempio, a semicerchio. E l’elenco dei segni comunicativi non verbali potrebbe continuare considerando la prossemica, per esempio, ossia le distanze che intercorrono fra chi parla e chi ascolta, e fra i vari partecipanti al culto, la loro rispettiva posizione. O ancora potremmo parlare dello stile architettonico e del messaggio implicito che esprime. Tutto ciò e molto altro ancora costituisce parte integrante della comunicazione globale di cui le parole che si pronunciano – nella predicazione, nelle preghiere o nel canto – ancorché molto importanti, costituiscono solo un aspetto.
Se chi entra nella sala di culto trova un ambiente caldo e disposto con cura legge, al di là dello scritto, che c’è in quel luogo chi cerca di creare un contesto accogliente e affettuoso per chiunque vi entri alla ricerca di una parola significativa, o anche per chi vi entri solo per curiosità. Se al contrario il luogo è freddo e anche un po’ trascurato, il messaggio è (o vorrebbe essere) che il luogo non ha alcuna importanza, è il messaggio parlato, la parola biblica, il sermone quello che solo conta. Se la luce è soffusa la persona comprende che in quel locale di culto ci si invita al raccoglimento, se la sala invece è ben illuminata la persona comprenderà che lo è per consentire a tutti di seguire personalmente la lettura della Bibbia o di cantare insieme dagli innari.
E potremmo continuare....
venerdì 12 ottobre 2007
Coraggio e Immaginazione ( XIII )

( tratta da Rete di Liturgia )
Riflessioni di una predicatrice laica
dopo la lettura del primo numero di "Rete"
di Peggy Bertolino
La liturgia del culto è tanto importante, e mi sono rallegrata nel leggere il primo numero di "Rete diliturgia". Anche se non avete richiesto questo tipo di intervento, sento proprio il bisogno di comunicare qualche mio pensiero in merito.
Come sapete, vengo dagli USA dove da tempo si è cercato di rendere la liturgia meno "ostica" anche usando alcune idee espresse da Paolo Ricca. Purtroppo, chi ci rimette è il senso di raccoglimento, di adorazione.
D'accordo che esistono comunità evangeliche che hanno un grande bisogno di imparare a praticare la fratellanza, ma non è difficile trovare modi congeniali per fraternizzare fuori dell'ora (UN'ORA!)di culto. Trovo che il passeggiare per la chiesa salutandosi, ecc. rompe completamente il senso di raccoglimento, e davvero non ha senso quando si pensa che fino al momento in cui il pastore fa l'invocazione (non dico durante l'introito, perché si parla solo più forte per coprire l'organo) c'è un bellissimo scambiarsi di notizie, e poi dopo il culto, questo scambio continua, anche a lungo!
Perché interrompere il culto per ritualizzare una cosa così naturale?
Invece ci sono tante cose da fare anche subito:
LA LUCE. Perché le nostre chiese sono così buie?
VEDERSI IN FACCIA. Una chiesa enorme dove tutti si siedono in fondo non agevola il senso di comunione, né con il Signore né con il prossimo. Un po’ di fantasia potrebbe migliorare la logistica secondo la realtà della comunità (vedi la sistemazione dei banchi a Piazza Cavour a Roma).
IL CANTO. Continuo a ripetere che dobbiamo imparare a cantare (qualsiasi cosa scegliamo) in modo corretto e vivo. Il caro vecchio, sconosciuto "Innario Cristiano" non è da buttare, è da sfruttare meglio. Quanto a nuovi canti, per esempio il mondo anglosassone ne sforna a tutt'andare, e anche con belle melodie, ma se guardi i testi ti salta all'occhio la parola più usuale: IO. Troppo spesso contengono solo una o due brevi frasi di lode o pentimento ripetute all'infinito.
Ma non c'è quasi mai un buon contenuto biblico come nei vecchi inni. Purtroppo, il supplemento all'innario prodotto dal Gruppo Musica Evangelica (GRUME) mi sembra adatto più per gruppi che vogliono cantare insieme che non per il culto, per le stesse ragioni esposte sopra.
I SALMI ANTIFONALI. Leggere i Salmi (nelle nuove edizioni della Bibbia a due gruppi, o con una voce sola seguita dal gruppo, è un aiuto notevole al buon canto.
GLI STRUMENTI. Per quel che riguarda il canto, meglio una buona voce guida da sola che un organista che fa rallentare tutto e copre le voci. L'ideale sarebbe una buona collaborazione tra l'organista e una persona che guida il canto. Non è impossibile imparare nuovi canti bene... ma è quasi impossibile fare cantare bene ciò che si è sempre cantato in modo strascicato. A San Secondo, con la scuola domenicale preparavamo dei culti musicati con strumenti Orff, la partecipazione di tutti i ragazzi, musiche decisamente innovative, tutto con un vero senso di raccoglimento. Anche la corale ha fatto un paio di volte un "culto cantato" mettendosi seduti
e cantando, da soli o con tutta la comunità, tutte le parti del culto escluso beninteso la lettura biblica ed il sermone. (E' triste constatare che molti membri fedelissimi dei gruppi o delle corali non si sentono di frequentare regolarmente il culto.)
L'APPORTO DEI MEMBRI DI CHIESA. Forse la Chiesa valdese di Lucca è una portabandiera
in questo: ognuno porta una lettura, una preghiera, un inno e spiega perché. Il pastore Maselli forse è più unico che raro: riesce a collegare tutto in un messaggio che è ascoltato come risposta diretta a ciò che è stato portato dalla comunità.
Preparare insieme il culto è bellissimo, ma quanto lavoro ci vuole!! Ne vale senz'altro la pena, ma temo che si contano sulle dita di una mano le chiese che lo fanno regolarmente e non è detto che il "laico" sia meno propenso al "clericalismo" del culto ad una voce che il pastore. Personalmente, non sarei capace di "fare" tutto il culto io. Ho davvero bisogno dell'apporto altrui per la liturgia, le
letture, le preghiere, ulteriori riflessioni.
giovedì 11 ottobre 2007
Coraggio e Immaginazione ( XII )

(tratto da Rete di Liturgia 1996 )
Le persone
Ci siamo troppo abituati a considerare il pastore come il solo conduttore del culto, davanti al quale sta una assemblea disarmata e sostanzialmente passiva.
Finché durerà tale dualismo sarà difficile spingere l'assemblea ad una maggiore partecipazione ed autonomia. In realtà le persone attive sono molte: ci sono i lettori, ci sono coloro che pronunciano una preghiera libera, c'è l'organista, c'è il
coro e il direttore del coro. In molte chiese vi sono coloro ai quali è affidata l'accoglienza dei visitatori e degli ospiti; spesso vi sono i bambini con i loro monitori che partecipano a una parte del culto.
Qui si tratta di valorizzare e rendere più consapevole ciascuno di questi ruoli. Ci si può chiedere se non sarebbe un segnale forte decidere che a condurre il culto sia di norma un "liturgo", mentre al pastore competerebbe solo la predicazione e la celebrazione dei sacramenti. Questo potrebbe dare
dignità e indipendenza all'azione liturgica.
La musica e il canto
Devo forzatamente abbreviare il discorso. Musica e canto hanno nel culto protestante una tale forza di presenza e un tale impatto culturale e una tale capacità di proclamazione evangelica che insistere per ricuperare questa dimensione non potrà mai essere considerata una innovazione.
Casomai un ritorno alla propria tradizione. Di qui l'utilità di partire proprio dal canto e dalla musica per risvegliare la coscienza liturgica delle comunità.
Non ci dovremo perciò stancare di insistere per una partecipazione al canto, esercizio di canto, scuole di canto, introduzione di inni nuovi, di creazione di parole nuove per melodie conosciute.
Si tratta di "testi", cioè di pensieri ed esperienze comunicate attraverso una parola compresa e da far comprendere.
Di qui anche l'importanza di avere testi adeguati alle nostre preoccupazioni, e
conoscenze, e attese: insomma, per usare la parola, alla nostra spiritualità.
PREGHIERA DELL'OMOSESSUALE
Padre dell’umanità, come figlio mi rivolgo a te con fiducia:
aiutami a sentirmi amato da Te, dalla Tua Chiesa,
dalle persone a me care e da tutti coloro che mi circondano.
Non mi facciano sentire un verme, un errore della natura,
un mostro da nascondere.
Donami la forza di accettarmi per come mi hai creato,
di non vivere da ipocrita, nascondendo a me e agli altri
la mia tendenza sessuale. Aiutami a capire che sono
anche io Tuo figlio prediletto, che Gesù è morto in croce anche per me.
Metti davanti al mio cammino persone sagge che sappiano consigliarmi,
che sappiano aiutarmi ad accettarmi.
Molte volte, a causa dei pregiudizi e delle paure,
sono tentato di farla finita su questa terra,
ma poi sapendo che “tu ami tutte le cose esistenti
e nulla disprezzi di quanto hai creato;
se avessi odiato qualcosa, non l`avresti neppure creata”
(Sap.21) mi riprendo e vado avanti.
Dona ai miei genitori la rassegnazione e la serenità
che sono sempre loro figlio, anche se
non potrò mai dargli la gioia di essere nonni,
potrò donargli l’affetto di un figlio che sa amare
e vuole essere amato.
Aiutami a non fare scelte sbagliate, matrimonio o vocazione di copertura,
ma a fare scelte vere e libere.
Se qualche volta ho bisogno di essere abbracciato
e amato da uno del mio stesso sesso….
Stammi vicino e abbracciami forte e fammi sentire
la tua infinita misericordia e le tue lacrime che scendono sul mio capo, per dirmi che mi comprendi e mi ami per quello che sono. Ti voglio bene Gesù.
mercoledì 10 ottobre 2007
A.A.A. Cercasi ghostbuster
Approfondite indagini della CIA ha scoperto che a far casino sono gli scheletri nell'armadio del padre. ( fonte Cacao )
Coraggio e immaginazione ( XI )
3. I movimenti e i gesti
( tratto da Rete di liturgia )
Anche un culto battista o riformato ridotto all'essenziale prevede qualche movimento, comel'alzarsi e il sedersi per il canto o la preghiera, mentre l'inginocchiarsi (usuale fra i metodisti fino a venti anni fa) è caduto in desuetudine; inoltre ogni celebrazione prevede, in genere, un movimento dell'assemblea per partecipare alla Cena. Vi sono poi i movimenti del pastore, o di chi conduce la liturgia dal pulpito o dalla Mensa.
I gesti personali sono limitati al chinare il capo e chiudere gli occhi per la preghiera, al già detto alzarsi e sedersi. Il pastore alza le mani (non sempre) per la benedizione finale. In alcune chiese si levano le mani al cielo per la preghiera, secondo l'uso della chiese antica (e dei carismatici di oggi). Comunque, non sono gesti centrali, o autoespressivi, ma di accompagnamento o sfondo.
In alcune chiese valdesi il culto si apre (o si apriva?) con un ingresso quasi solenne del pastore predicatore insieme al Consiglio di chiesa. Questo corrisponde alla processione di inizio in uso in altre chiese cristiane, cui fa poi seguito, nel corso del culto, il rito di portare gli elementi (e i doni) sulla Mensa. Un pallido ricordo di tale momento di presentazione delle offerte sta nella raccolta della colletta, quando questa avviene nel corso del culto.
Manca finora o è poco diffusa l'abitudine a gesti significativi di per sé, un linguaggio del gesto autosufficiente (a puro titolo di esempio mi viene in mente il segno della croce, praticato dalla cristianità cattolica e ortodossa).
Invece vi sono situazioni liturgiche particolari (incontri giovanili o ecumenici) in cui si elaborano e praticano gesti significativi e autosufficienti.
Ma in che misura possono essere effettivamente introdotti nel culto pubblico domenicale?
martedì 9 ottobre 2007
Info dalla rete
AMERICA DEL NORD
Stati Uniti
IL CRISTIANESIMO AMERICANO SI "ISPANIZZA"
Il cristianesimo a stelle e strisce cambia volto e le Chiese corrono ai ripari: tra le comunità statunitensi sono sempre di più gli immigrati dell’America latina. Le statistiche parlano di un terzo di cattolici e del sei per cento degli evangelical di cultura ispanica, ma le cifre sono destinate a crescere. Motivo per cui alcune diocesi cattoliche, ma anche la Chiesa episcopaliana e battista, si sono messe a «reclutare» sacerdoti e seminaristi in Paesi come Honduras e Argentina. «Parliamo delle stesse cose, abitudini, cibo, calcio», esemplifica il pastore Hector Llanes, nato in El Salvador e insediatosi a capo di una comunità battista di Phoenix. Non mancano espressioni di dissenso: «Siamo così esauriti che diciamo che qualcun’altro deve prendere il nostro posto e pensare che è tutto ok?», si domanda perplesso monsignor Edward Burns, della Conferenza episcopale cattolica Usa.
( tratta da Jesus )
Coraggio e Immaginazione ( X )
Tratto da Rete di liturgia 1996( G. Giradert/ P.Bertolino )
Gli aspetti non verbali della liturgia
È cosa positiva che si cominci a dare una maggiore attenzione agli aspetti non verbali della liturgia.
È finito il tempo in cui per "liturgia" intendevamo una raccolta di testi scritti da utilizzare nel culto,
senza alcun riferimento alle modalità complessive con cui si svolgeva l'azione liturgica.
Mi piace assomigliare l'azione liturgica ad un teatro un po' particolare, nel quale il pubblico coincide con gli attori. L'assemblea cultuale recita ,cioè rappresenta e ri-presenta, la sua stessa storia, il suo proprio dramma. È chiaro che come in un dramma, l'essenziale è la storia stessa, è la tragedia o commedia che viene rappresentata. Naturalmente il testo è fondamentale, ma in teatro esso non può venir separato dalla sua messa in azione, dalla scenografia e dai gesti, dalla musica, dai ritmi e da ogni altro mezzo espressivo non verbale. Di qui l'importanza dei gesti, e della partecipazione del corpo, su cui recentemente si è insistito. Tuttavia, la preoccupazione per la gestualità non può restare isolata e quasi fine a se stessa. In una rappresentazione tutto è essenziale e ogni cosa concorre a formare il messaggio complessivo. Bisogna pertanto esaminarne i diversi aspetti. Ecco un elenco sommario dei temi da affrontare.
1. Il luogo
Il luogo è il locale in cui l'assemblea si riunisce. Questi sono elementiessenziali anche se raramente fatti oggetto di riflessione (a meno che si tratti di costruire o arredare un tempio nuovo): si tratta della sua disposizione permanente, la sua relazione con la storia passata (come utilizzare e valorizzare, per un messaggio attuale, i nostri templi storici?) e con il presente (locali polivalenti).
Si tratta anche di vedere che "messaggio" dà l'arredamento (curato o trasandato, funzionale o non funzionale), in che modo il luogo dispone la gente (vicina, lontana, affiancata, circolare) e ne facilita o ne rende difficile la partecipazione, in che modo si rapporta agli elementi architettonici
significativi come la Mensa e il pulpito, l'organo e il coro.
Ancora, se l'arredamento è fisso o adattabile, se gli elementi di contorno e perché no di abbellimento (tovaglie e fiori, tappeti, quadri, ecc. ecc.) sono di per sé significativi o solo casuali,immutabili o mutevoli per esprimere situazioni o messaggi particolari. Pensiamo ai testi biblici sulle pareti, che danno spesso un forte messaggio e colpiscono chi entra per la prima volta, ma che restano poi come elementi per così dire passivi, ai quali non si fa mai riferimento. Qui rientra il discorso sia pure estremamente delicato, delle "immagini", ovvero di disegni anche astratti, o di tabelloni, o di altre figurazioni evocative. Sulle vetrate di Paschetto non abbiamo nulla da obiettare, anche se non ne facciamo un uso liturgico esplicito.
Infine, il luogo di culto crea o preclude spazi, per trovarsi vicini o lontani, per salutarsi prima e dopo il culto, per sentire il predicatore vicino o lontano, per partecipare alla Cena; spazi dove sia possibile ascoltare (l'acustica, gli impianti di amplificazione, così raramente ben funzionanti e che comunque creano una distanza e quasi un invito alla partecipazione passiva) e dove tutti si possano far ascoltare, per esempio nei momenti di preghiera libera.
lunedì 8 ottobre 2007
Studio inglese: guerra Iraq catastrofica. Alla fine ci sono arrivati
continua a leggere....
Coraggio e Immaginazione ( IX )
(c) La terza condizione indispensabile è che la chiesa disponga di un
innario che le consenta di cantare la fede che essa vive e confessa oggi con
le parole di oggi e non solo con quelle di ieri e di avant'ieri. E' chiaro che
cantiamo volentieri tutti gli inni di tutti i tempi, nella misura in cui essi,
secondo le diverse culture e i diversi linguaggi, inneggiano a Dio Padre,
Figlio e Spirito Santo. Ma la chiesa ha il diritto, oltre che il dovere, di
adoperare il linguaggio della sua generazione non solo quando predica e
prega ma anche quando canta e prega in musica. L'innario attuale ha
bisogno, come si sa, di un vigoroso intervento innovatore.
(d) Ma la condizione davvero indispensabile, quella senza la quale le altre
tre, anche se soddisfatte, verrebbero vanificate, è che coloro che partecipano
al culto cambino mentalità diventandone attori anzichè semplici spettatori
(più o meno attivi e consapevoli). Occorre cioè che la chiesa, quando si
lascia convocare da Dio e si riunisce come assemblea cultuale, si liberi dai
suoi timori e dalle sue inibizioni, acquisti la libertà interiore ed esteriore che
trabocca da tutti i Salmi e dichiara: “Io annunzierò il tuo nome ai miei
fratelli, ti loderò in mezzo all'assemblea” (Salmo 22,22), attinga dalla
profondità della sua gioia la forza per dischiudere il suo cuore e la sua
bocca, ripetendo con l'antico Salmista: “Ho proclamato la tua giustizia nella
grande assemblea; ecco io non tengo chiuse le mie labbra” (Salmo 40,9; cfr.
Salmo 51,17). Questo è infatti il culto cristiano: “offrire continuamente a
Dio un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo
nome” (Ebrei 13,15). Ecco la condizione davvero indispensabile: che ogni
credente impari, per la gioia della salvezza che lo afferra, a non tenere
chiuse le sue labbra. Solo se l'assemblea ritroverà la voglia di una lode
corale, parlata e cantata, del nome santo di Dio, la voglia di aprire
finalmente le labbra per parlare e cantare, confessare ed annunciare in mille
modi diversi l'unica Parola di salvezza e grazia, verità e libertà, amore e
giudizio che ci è stata data e che ha chiamato la chiesa all'esistenza ––– solo
allora il culto rivivrà nelle nostre chiese e le chiese rivivranno nel culto, e
non solo nel culto.
RETE DI LITURGIA
domenica 7 ottobre 2007
Coraggio e Immaginazione ( VIII )
( Tratto da note al culto cristiano P. Ricca 1996 )La liturgia rivela dunque la chiesa, ne è in qualche modo una fotografia. Com'è
dunque possibile che rivivano il culto e la chiesa che lo celebra?
Quattro condizioni paiono indispensabili.
(a) La prima è che non sia il pastore soltanto a preparare il culto. Le nostre
chiese criticano volentieri (e a buon diritto) l'abitudine alla delega nella
chiesa e nella società, e la mentalità che ne consegue. Predicano bene ma
razzolano male. La preparazione del culto, ad esempio, è in generale quasi
completamente delegata al pastore. Il quale, in generale, concentra tutti i
suoi sforzi, o quasi, nella preparazione del sermone, riservando alla liturgia
– di solito – solo briciole di tempo. Il risultato si vede: assai rari sono i
momenti innovativi e creativi. Se il pastore dedicasse alla liturgia almeno
tanto tempo quanto ne dedica (si presume!) al sermone, un passo avanti
sarebbe fatto. Ma neppure questo basterebbe. La liturgia è, per definizione,
opera collettiva e dev'essere preparata da molti, riuniti in un gruppo che
raccolga i principali doni fatti alla comunità. E' socializzando questi doni
che si rinnova la liturgia. Fino a quando essa non sarà il frutto del lavoro,
dell'intelligenza, della fantasia e della fede di molti, è difficile che essa
possa rivivere. Il pastore da solo non può esprimere la coralità del discorso
di fede di una chiesa.
(b) E' indispensabile in secondo luogo che le persone che accettano di
preparare (s'intende, con il pastore) le liturgie domenicali siano disposte a
investire in questo lavoro una parte non insignificante del loro tempo libero.
E' difficile prevedere esattamente quanto. E' certo che la liturgia non si
improvvisa e che più la si cura, più tempo sarà necessario. Va anche
ricordato che il lavoro da svolgere è creativo più che esecutivo. E che alcuni
momenti della liturgia presuppongono un ampio lavoro di documentazione
ed informazione. Basteranno due serate alla settimana? Forse. Sicuramente
è un lavoro bellissimo: aiutare la chiesa a celebrare degnamente il nome di Dio.
sabato 6 ottobre 2007
La bibbia arriva sul telefonino
Il servizio propone anche preghiere, inni e immagini sacre.
continua a leggere....
venerdì 5 ottobre 2007
Coraggio e Immaginazione ( VII )

Continua la pubblicazione di articoli, sul tema del rinnovamento liturgico.
L'articolo è tratto da " Note al culto cristiano " di P. Ricca
pubblicato su rete di liturgia 1996.
Un culto con le caratteristiche sopra descritte, preparato settimana dopo
settimana in maniera non ripetitiva per l'edificazione della chiesa, è
possibile solo a due condizioni:
(a) la prima è che si costituisca un gruppo di persone (all'interno del quale
vi dovrà anche essere, possibilmente, un ricambio periodico dei
componenti) che dedichi ogni settimana diverse ore di lavoro (serale) per
preparare, mettendola per iscritto, l'intera liturgia (solo avendo sotto gli
occhi il testo della liturgia è possibile parteciparvi a pieno, non solo col
cuore ma anche con la voce). Una liturgia settimanale che pratichi la libertà
dello Spirito (senza cadere nelle stravaganze), che attinga a piene mani alla
miniera inesauribile della Sacra Scrittura (senza riproporre sempre gli stessi
passi e versetti mille volte uditi), che realizzi i criteri della coralità e della
polifonia (che quindi superi il modello monologico ed esplori la possibilità
di linguaggi diversi da quello religioso), non può nascere dalla mente di una
sola persona, per quanto dotata in questo campo possa essere. E'
indispensabile un lavoro di équipe.
(b) La seconda condizione è che molti membri di chiesa (possibilmente
tutti) vivano per così dire in una sorta di culto permanente durante la
settimana, nel senso di sentirsi accompagnati (in casa, sul lavoro, negli
affetti, negli svaghi, leggendo il giornale, guardando la TV) da questa
domanda (o una analoga): “Come posso contribuire, domenica prossima, a
edificare la chiesa nel culto? Quale momento di ciò che ho vissuto in questi
giorni può entrare a far parte del culto che celebriamo insieme a gloria di
Dio e per l'edificazione comune”? Può trattarsi di un pensiero, di
un'impressione, di un incontro, di una domanda, di un'inquietudine, di una
gioia, di una delle mille cose che compongono la nostra vicenda quotidiana
e che possono diventare oggetto di comunicazione e riflessione comune
oppure di preghiera.
"Se pensi che la tua firma non serva a niente ti sbagli di grosso"
giovedì 4 ottobre 2007
I Soldi del Vescovo
(4 ottobre 2007)
La Chiesa come potenza economica.
I rapporti tra lo Stato laico e la conferenza episcopale.
Un'inchiesta di Repubblica.
Con Curzio Maltese
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mercoledì 3 ottobre 2007
In Olanda inventano un'altra messa. Col copyright dei domenicani
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Coraggio e Immaginazione ( VI )

all'Eterno, e aspettalo”, Salmo 37,7) – comprese le forme non verbali – e
significa, ovviamente, dialogicità, non solo a due voci (ministro e
assemblea) ma a tre (ministro, assemblea, coro, anche solo parlato) o più
voci. Questa coralità, come s'è detto, è splendidamente illustrata
dall'Apocalisse e, più in generale, caratterizza e qualifica il culto cristiano.
Non pochi protestanti italiani sono inibiti e come impediti ad esprimersi, nel
culto, in forma dialogica e corale a motivo del timore (infantile) di
“rassomigliare ai cattolici”. Dovrebbero piuttosto cercare di rassomigliare ai
primi cristiani, il cui culto era dialogico e corale. Non dunque il timore
(puerile) di “essere come i cattolici” ma il desiderio (lodevole) di essere
come i primi cristiani deve guidarci nella scelta della coralità e dialogicità –
nel senso più ampio e variegato del termine.
federazione delle chiese evangeliche in Italia
RETE DI LITURGIA
Ipocrisia, moralismo e......
Uno scandalo di proporzioni inaudite ha scioccato i fedeli e minato alla radice la credibilità della chiesa cattolica tedesca.La diocesi di Regensburg è stata testimone di una serie di abusi sessuali perpetrati da preti pedofili e seguiti dai vani tentativi del suo titolare di soffocarli.....
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martedì 2 ottobre 2007
Coraggio e immaginazione ( V )
sul tema del rinovamento liturgico, come dire tutto il mondo è paese...
La protesta di Ratzinger: "Questa messa è uno spettacolo"
Chitarre, battimani, altari posticci. Nuove liturgie alla deriva. In un libro, il cardinale Ratzinger lancia l'allarme: l'intrattenimento ha preso il posto di Dio ........
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Coraggio e immaginazione ( IV )

